Contenitori

Le provviste dei defunti comprendevano cibo, bevande, profumi e cosmetici. I vasi qui esposti non hanno più tracce del loro contenuto, ma ve ne sono di tipi di cui si è ricostruito che erano usati per il kohl (trucco per gli occhi), per unguenti, alimenti o bevande, nonché per l’oppio, importato dall’isola di Cipro in caratteristiche brocchette. I vasi in argilla sono tutti lavorati al tornio, utilizzato in Egitto dall’Antico Regno (2686-2160 a.C.) in poi.

Containers

Grave goods included food, drink, perfume, and cosmetics. All trace of the content of the vases displayed here is gone, but we know that some types were used as containers for kohl (eye makeup), unguents, food, or drink, and some even for opium, imported from the island of Cyprus in small jugs with distinctive shapes. The clay vases were all made on the potter’s wheel, used in Egypt from the Old Kingdom (2686-2160 BC) onward.

I collezionisti non sono archeologi

La stragrande maggioranza dei vasi egiziani era di argilla; nella collezione di Napoli però sono più numerosi i vasi e vasetti in pietra. Questo perché appartengono tutti alla collezione raccolta in Egitto da Giuseppe Picchianti fra il 1819 e il 1825, epoca in cui i cercatori di antichità erano solo interessati a oggetti belli o particolari (decorati, con iscrizioni, di forma insolita, ecc.), e possibilmente interi. Oggi invece gli archeologi raccolgono anche il vasellame di uso comune (compresi i frammenti) per le informazioni che forniscono sulla vita degli uomini del passato.

Collectors are not archaeologists

The vast majority of Egyptian vases were made of clay; in the Naples collection, however, stone vases are more abundant than clay ones. The reason is that they all come from the collection gathered in Egypt by Giuseppe Picchianti between 1819 and 1825, and back then the preference went to exquisite or unusual objects (decorated, with inscriptions, of unusual shapes, etc.), and possibly whole. Today, archaeologists also gather everyday-use pottery (including fragments) for the information they provide about the life of human beings in the past.

La Cappella Funeraria

Una minoranza privilegiata di Egiziani era sepolta in tombe comprendenti una parte sotterranea dov’erano deposti i corpi col loro corredo e una cappella dove i vivi recavano offerte al defunto. Dal 2500 al 1250 a.C. circa le cappelle erano decorate con scene dette “di vita quotidiana” che mostravano attività lavorative e di intrattenimento destinate a nutrire e allietare il defunto e sottolineavano il numero di persone mobilitate a questo scopo. Le offerte erano deposte davanti alla statua (come la “Dama di Napoli” nella sala precedente, tipica scultura da cappella), che fungeva da corpo aggiuntivo tramite il quale il ka o “anima” del defunto poteva manifestarsi sulla terra e ricevere doni, innanzitutto dai familiari, ma anche da sacerdoti funerari, servitori o colleghi. Lo stesso rituale è reso in due dimensioni sulle stele funerarie.

The funerary chapel

A privileged minority of Egyptians was buried in tombs comprising an underground part where the bodies and grave-goods were laid and a chapel where the living brought offerings to the dead. From about 2500 to 1250 BC, these chapels were decorated with so-called “everyday-life scenes.” These scenes show work and entertainment activities meant to feed and amuse the deceased, and stress the number of people mobilized to this end. The offerings were placed in front of the statue (the “Dame of Naples” in the previous room is a typical chapel sculpture). This statue served as an additional body through which the ka or “soul” of the deceased could manifest it self on earth and receive gifts, first of all from the deceased’s kin, but also from funerary priests, servants, or colleagues. The same ritual is rendered in two dimensions on funerary stelae.

La tomba e il corredo.

Sotto o presso le cappelle funerarie delle tombe dei ceti agiati vi erano pozzi che conducevano a camere funerarie sotterranee. Qui erano deposti i defunti nei loro sarcofagi e gli oggetti del “corredo funerario”. Alcuni di questi -sarcofagi, vasi canopi per le viscere, uscebti, statuette di Ptah-Sokar-Osiride, papiri funerari - erano creati specificamente per proteggere e assistere il defunto nell’aldilà; altri sono invece oggetti di uso quotidiano - mobili, tessuti, cofanetti, ornamenti, utensili, giochi, armi, strumenti musicali, ecc. - non necessariamente fabbricati apposta per la tomba. C’erano inoltre provviste alimentari e bevande e unguenti contenuti in vasi. Nelle tombe più ricche è rarissimo ritrovare il corredo intatto. I primi ladri di tombe furono gli Egiziani stessi, alla ricerca di oro e materiali preziosi, come ci testimoniano dei papiri di più di 3000 anni fa con gli atti di processi contro “tombaroli”. Negli ultimi secoli tutti gli oggetti antichi, anche di materiali umili, hanno acquistato valore in quanto “reperti archeologici”, e questo ha scatenato cacce al tesoro che, quando non condotte da studiosi attenti e scrupolosi, hanno portato alla dispersione dei corredi. Questa sala, come le altre, esibisce dunque oggetti dispersi da tante sepolture diverse, che non ci mostrano tutto ciò che conteneva una tomba, ma piuttosto una selezione operata dal collezionista e dai suoi procacciatori locali di antichità in base a preferenze, opportunità e possibilità logistiche.

Tombs and grave-goods

Inside or next to the funerary chapels of the tombs of members of the well-to-do classes were shafts leading down into underground burial chambers. Here the dead were laid in their coffins along with what archaeologists call “grave-goods. “Some of these objects - such as coffins, canopic jars for the internal organs, shabti figurines, statuettes of Ptah-Sokar-Osiris, funerary papyri - were made specifically to protect and assist the deceased in the afterlife. Others, instead, were everyday-use objects - furniture, textiles, boxes, ornaments, tools, games, weapons, musical instruments, etc. - non necessarily made especially for the tomb. There were also food supplies and drinks and unguents contained in vases. In the wealthier tombs, only rarely is this burial assemblage found intact. The first to break into tombs were the ancient Egyptians themselves, searching for gold and precious materials, as we know from papyri more than 3000 years old recording trials against tomb robbers. Over the last couple of centuries, all ancient objects, even those made of humble materials, have gained value as “archaeological artifacts. “This has unleashed treasure hunts which, when not conducted by careful and scrupulous scholars, have led to the dispersion of burial assemblages. Consequently this room. like the others in the Egyptian gallery, displays dispersed grave-goods from many different burials. These artifacts are not representative of the whole range of objects found in tombs; rather, they constitute a selection made by the collector and his local purveyors of antiquities on the basis of preference, opportunity; and logistic considerations.

Il “libro dei morti”

Il Libro dei Morti, in egiziano er en peret em heru, “Libro per uscire di giorno”, è una raccolta di formule per proteggere e sostenere il defunto nell’aldilà. Molte di queste formule derivano da una raccolta di molti secoli più antica, i “Testi dei Sarcofagi”. Il Libro dei Morti è attestato dalla XVII dinastia (1580-1550 a.C.) all’epoca romana (30 a.C. in poi). Era scritto di solito su un papiro funerario posto sulla mummia, sul sarcofago, o in un apposito contenitore, ma i più antichi conservati sono su sudari e sarcofagi, e un esemplare qui esposto è iscritto su una collana di piastrine.

The “Book of the Dead”

The Book of the Dead - in Egyptian, er en peret em heru, “Book of Going Forth by Day” — is a collection of spells whose purpose was to protect and support the deceased in the hereafter. Many of these spells derive from a collection that is many centuries earlier, the “Coffin Texts.” The Book of the Dead is attested from the Seventeenth Dynasty (1580-1550 BC) to the Roman period (30 BC onward). It was usually written on a funerary papyrus placed on the mummy, on the coffin, or in a special container. The earlier preserved ones, however, are written on shrouds or coffins, and a specimen displayed here is inscribed on a necklace of faience plates.

Le figurine di donne nude

sono attestate per tutto il corso della storia egiziana, dal Predinastico all’epoca islamica. Si ritrovano sia nelle tombe che negli insediamenti. Interpretate in origine come “concubine del defunto”, in realtà erano deposte anche in tombe femminili. Si ritiene perciò che il loro scopo fosse piuttosto di propiziare la fertilità.

Figures of naked women

are attested throughout Egyptian history, from the Predynastic to the Islamic periods. They are found both in tombs and in settlement areas. Originally interpreted as “concubines of the deceased” actually they were placed in the tombs of women as well as those of men. Scholars hence believe that their purpose was rather to propitiate fertility.

Dal papiro del libro dei morti del commerciante khonsu

La numerazione delle formule (o “capitoli”) del Libro dei Morti da 1 a 165 è moderna: fu infatti stabilita dall’egittologo tedesco Richard Lepsius nel 1843 nella sua pubblicazione di un papiro particolarmente completo. Sul papiro di Khonsu si conservano vari capitoli, fra cui il XXVI: “ Formula per dare il suo cuore all’Osiride Khonsu nell’aldilà: Il mio cuore è mio nella casa dei cuori, perché non ho mangiato quel pane di offerta di Osiride sul lato sinistro del bacino... La mia bocca è mia per parlare, i miei piedi sono miei per camminare, le mie braccia sono mie per abbattere (i nemici)... Conosco il mio cuore, ho potere sul mio cuore, ho potere [sulle mie] braccia, ho potere sulle mie gambe, per fare tutto ciò che la mia anima desidera.”

From the Book of the Dead of the trader Khonsu

The numbering of the spells (or “chapters”) of the Book of the Dead from 1 to 165 is modern. It was established by the German Egyptologist Richard Lepsius in 1843, in his publication of an especially complete papyrus. Several chapters are preserved on the papyrus of Khonsu displayed here, including no. 26: “Spell for giving his heart to the Osiris Khonsu in the netherworld: My mouth is mine to speak, my feet are mine to walk, my arms are mine to overthrow (enemies), because I did not eat that offering bread loaf of Osiris on the left side of the basin... I know my heart, I have power over my heart, I have power [over my] arms, I have power over my legs, to do all that my soul desires.”

Evoluzione dell’uscebti

I primi uscebti compaiono nel Medio Regno, intorno al 2000 a.C. Nel corso della XVIII dinastia, a partire dal 1400 circa, sono provvisti di attrezzi di lavoro (zappe, panieri, bilancieri con vasi per l’acqua), inizialmente forniti come modellini a parte, poi raffigurati nelle mani della statuetta. Verso la fine della XVIII dinastia (circa 1300 a.C.), accanto alle più frequenti immagini in forma di mummia compaiono uscebti che raffigurano il proprietario da vivo, e si moltiplica il numero di statuette per defunto. A partire dalla fine del Nuovo Regno (1100 a.C. ca.) il numero ideale diventa di 365, uno per ogni giorno dell’anno, più 36 capisquadra, uno per ogni 10 “schiavi”.

Evolution of the shabti

The first shabtis appear in the Middle Kingdom, around 2000 BC. In the course of the Eighteenth Dynasty, from about 1400 onward, they are equipped with work tools (hoes, baskets, yokes with water pots), initially provided as separate models, later pictured in the hands of the statuette. Towards the end of the Eighteenth Dynasty (about 1300 BC), shabtis depicting the owner as he or she was when alive appear alongside the more common mummy-shaped figurines, and the number of statuettes per deceased increases. From the end of the New Kingdom (ca. 1100 BC) onward, their ideal number becomes 365, one for each day of the year, plus 36 foremen, one for every 10 “slaves.”

Fotografie di Giorgio Manusakis