Mitologia e... Dintorni

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Senofonte

(Atene 430 ca. - 354 ca. a.C.), storico greco. Di famiglia nobile, contrario alla democrazia e favorevole a Sparta, ebbe una grande formazione culturale e fu discepolo di Socrate.

Nel 401 a.C., con l'avvento della democrazia, dovette abbandonare Atene e si unì ai mercenari greci al soldo di Ciro il Giovane che si era ribellato al fratello Artaserse II. Successivamente alla morte di Ciro nella battaglia di Cunassa (401 a.C.), gli ufficiali dell'esercito mercenario vennero assassinati da Tissaferne. Senofonte assunse allora il comando dei diecimila soldati sopravvissuti e ne guidò la ritirata. La lunghissima marcia, (oltre 2000 km) durò cinque mesi. Nella sua opera più celebre, Anabasi (cioè "marcia verso l'interno"), Senofonte descrive la ritirata attraverso un paesaggio sconosciuto e pieno di ostacoli, sotto inclementi condizioni climatiche, senza viveri e contro nemici feroci. Da Trapezus, Senofonte si spostò a Chrysopolis e si unì agli spartani nella campagna contro Tissaferne in Asia. Nel 396 a.C. militò sotto il re di Sparta Agesilao, nella lotta contro la Persia. Sempre con lui partecipò alla battaglia di Coronea (394 a.C.), nella quale vennero sconfitti gli ateniesi e i loro alleati tebani. Dopo il 390 a.C. il governo spartano gli donò un appezzamento di terreno presso Scillunte nell'Elide, visse lì fino al 371 a.C., dopo dovette andare in esilio perché gli spartani furono sconfitti dai tebani nella battaglia di Leuttra.

I sette libri dell'Anabasi presentano il racconto, fatto da Senofonte in terza persona, della rivolta di Ciro di Persia, della sconfitta a Cunassa e soprattutto della ritirata dei mercenari greci, evento che occupa la parte principale dell'opera. Senofonte narra minuziosamente, quasi diaristicamente, dati, eventi e dimostra particolare cura nella descrizione dei paesaggi attraversati nella sua lunga marcia; sottolinea inoltre spesso l'importanza del suo ruolo ponendosi sempre al centro della narrazione. La critica rimprovera a Senofonte la mancanza di obiettività e una sostanziale superficialità di pensiero.

Adesso a voi l'ardua sentenza.

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