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MANN - Piano meno uno - Sezione Epigrafi

Sala CLV

Pompei

Agli inizi del I secolo a.C. due eventi sconvolgono la prospera vita della Pompei sannitica: la guerra la guerra sociale, conflitto tra Roma e gli alleati italici che rivendicavano la piena cittadinanza romana (91-89 a.C.) e la guerra civile, lo scontro tra Lucio Cornelio Silla e Gaio Mario (87-82 a.C.). Roccaforte degli alleati italici, Pompei si schiererà con Mario.

Nell’89 a.C. Silla distrusse Stabiae e, presumibilmente nello stesso anno, conquistò Pompei. Partito per la guerra contro Mitridate (87 a.C.) Silla rientrò in Italia nell’83 a.C. e assunse in breve il controllo completo della penisola. Nell’80 a.C. inviò il nipote, Publio Cornelio Silla, a Pompei per impiantarvi una colonia di soldati congedati. La città prese allora il nome di Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum dal gentilizio del dittatore e in omaggio alla divinità a lui cara.

Venere diviene patrona della città al posto di Apollo: il nuovo santuario della dea, il tempio di Giove riconsacrato alla triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva) e gli edifici pubblici sul lato meridionale del Foro, sono il segno più vistoso della nuova identità cittadina. Alle esigenze di svago e di ritrovo dei coloni risponde la costruzione delle terme del Foro (n. 2) e del teatro coperto (theatrum tectum), utilizzabile anche come luogo di riunione. Per i vecchi abitanti, invece, vengono rinnovate le antiche Terme Stabiane.

L’affermazione del nuovo sistema politico si attua gradualmente generando, inizialmente, tensioni tra indigeni e coloni circa le modalità di assegnazione dei distretti elettorali. Nel sistema elettorale romano, infatti, il risultato non è dato dal voto individuale ma da quello del distretto. A pacificare le due fazioni, come ci informa Cicerone nella Pro Sulla, intervenne lo stesso Publio Cornelio Silla. La città non sembra subire gravi contraccolpi sul piano economico. I dati epigrafici mostrano, però, una contrazione delle antiche famiglie che per una o due generazioni spariscono dalle magistrature. In un clima di normalizzazione dei rapporti si inserisce la dedica nel 70 a. C. dell’Anfiteatro, eretto a spese dei duoviri quinquennali C. Quinctius Valgus e M. Porcius, in occasione del primo censimento della nuova comunità cittadina.

La politica di rinnovamento religioso e culturale di Augusto dà nuovo impulso all’attività edilizia. A Pompei come nelle altre città dell’impero, le aristocrazie locali imitano le iniziative del Principe, che a Roma promuove culti, restaura ed innalza templi, finanzia opere per l’abbellimento della città. In questo modo esse professano la loro fedeltà al regime ed esprimono la riconoscenza per la pace ritrovata dopo le vicende sanguinose della guerra civile. Il finanziamento di opere pubbliche è funzionale al progresso della carriera politica, poiché consente ai notabili, da un lato di acquisire particolari benemerenze presso l’imperatore, dall’altro di accrescere il proprio prestigio all’interno della comunità cittadina.

I nuovi simboli del potere si concentrano nel Foro e nelle sue vicinanze: il tempio di Apollo, venerato nella nuova veste di protettore di Augusto; l’edificio di Eumachia consacrato alla Concordia Augusta; il tempio della Fortuna; l’ampliamento del tempio di Venere, la dea assurta a nuova gloria in quanto madre di Enea e dunque progenitrice della famiglia imperiale. Alla stessa temperie culturale sembrerebbero da riportare anche il tempio detto di Vespasiano, e il sacello detto dei Lari pubblici, che ci sono però pervenuti in un assetto cronologicamente posteriore. Anche il teatro costituisce un luogo privilegiato per l’esibizione delle solennità di stato. Ogni città romana si dota in quest’epoca di edifici riccamente decorati di marmo, in cui le statue e le dediche all’imperatore, ai suoi familiari e divinità tutelari, nonché ai più importanti personaggi locali dovevano offrire l’immagine dello stretto rapporto tra i cittadini e l’autorità centrale. Così a Pompei si procede al rinnovamento del teatro ellenistico. Tutti questi interventi sono caratterizzati dall’impiego di rivestimenti marmorei in un voluto richiamo all’iniziativa di Augusto che si vantava di aver trasformato Roma in una “città di marmo”, degna di competere con le ricche città greche d’oriente. La pace e la prosperità garantiti dal nuovo ordine politico consentivano alla collettività di godere nell’edilizia pubblica della vista del prezioso materiale, un tempo limitato alle sole dimore dei cittadini più facoltosi.

Pompeii

At the beginning of the 1st century BC two upheavals disrupted the peaceful and prosperous course of events in Samnite Pompeii: the Social War (91-89 BC), the conflict between Rome and the italic allies that claimed full Roman citizenship and the Civil War (87-82 BC), between Lucius Cornelius Sulla and Caius Marius. Pompeii is the stronghold of the italic allies and sides with Marius. In 89 BC Sulla destroyed Stabiae and, probabl, in the same year, conquered Pompeii. Sulla had left in 87 BC to fight the war against Mithridates, in 83 BC he came back and took the full control of Italy. In 80 BC Publius Cornelius Sulla, nephew of the dictator, established a colony of veterans in the city/the city took the name of Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum from the dictator’s gens and as tribute to his special goddess Venus became patron of the city replacing the polyadic cult of Apollo. The sanctuary of the goddess on the brow of the hill, the temple of Jupiter reconsecrated to the Capitoline triad (Jupiter, Juno and Minerva) and the public buildings on the southern side of the Forum stand as the most striking sign of the city’s new identity. For the new arrivals were put buildings for meeting and recreation such as the Forum Baths (n. 2) and covered theatre (theatrum tectum) also used as a meeting place. For the old inhabitants instead, the old Stabian thermae are renewed.

The introduction of a new political system was at first a bone of contention between the two groups of citizens, notably over the definition of the electoral districts. Cicero mentions in his speech Pro Sulla, Publius Cornelius Sulla, had to act as mediator between the opposing factions. In general the city does not seem to have suffered an economic setback during the innovations, but epigraphical evidences do suggest that for one or two generations the ancient families were passed over in nominations to magistracies. The dedication from year 70 BC put up in the amphitheatre, paid for by the quinquennial duumvirs C. Quinctius Valgus and M. Porcius, marking the holding of the first census of the new community, seems to indicate that the initial hostilities were a thing of the past.

Augustus’s policy of religious and cultural renovation was a great stimulus to building work. In Pompeii as elsewhere throughout the empire, the local aristocracy took their cue from the princeps in Rome in promoting cults, building and restoring temples and generally upgrading the urban aspect of their city. In so doing they expressed both loyalty to the regime and gratitude for the return of peace following years of bloody civil war. The funding of public building works was above all a guarantee of progress up the political ladder, serving to gain the favour of the emperor and for increased prestige in the eyes of the citizenry. The new symbols of power were concentrated in and around the Forum: the temple of Apollo, worshipped in his new quality as protector of Augustus; the building of Eumachia, consecrated to the Concordia Augusta; the temple of Fortune, the enlargement of the temple of Venus as progenitrix of the Imperial family. This cultural climate may also account for the so-called “temple of Vespasianus” and “shrine of the City Lares”, which however have come down to us in a subsequent refurbishment. The theatre was another prime venue for solemn state occasions. In this period all Roman cities set great store by buildings decorated in ornate marble, in which the statues and dedications to the emperor, his relatives and tutelary divinities, as well as local dignitaries, proclaimed the close links between the citizenry and the imperial authorities. In Pompeii this was the moment for doing up the Hellenistic theatre. The adoption of marble cladding was a deliberate tribute to Augustus’s pride in transforming Rome into a “marble city” worthy to stand comparison with the rich Greek cities of the East. The peace and prosperity assured by the new political order were celebrated in the public abundance of this precious material, once the exclusive privilege of the private residences of the rich and powerful. Even in limited amounts the use of marble carried ideological overtones, and when it could not be afforded the same effect was created by using white limestone or plasterwork.

1 Dedica per la ristrutturazione delle Terme Stabiane

Calcare

Post 70 a. C.

Pompei, Terme Stabiane VII, 1, 8

Inv. 3826 (CIL X, 829)

Dedica per la ristrutturazione
delle Terme Stabiane.

“I duoviri giusdicenti Gaio Uulio, figlio di Gaio, e Publio Aninio figlio di Gaio appaltarono per decreto dei decurioni la costruzione del sudatorio e dell’ambiente per gli esercizi (destrictarium), e la ricostruzione dei portici e della palestra; con quel danaro che, per legge, essi dovevano spendere per i giochi o per un monumento, fecero costruire ed essi stessi collaudarono”.

L’ampliamento delle Terme Stabiane è finanziato per statuto della colonia. Dei due magistrati Gaio Uulio è di famiglia locale, mentre quella di Publio Aninio proviene dal Lazio meridionale e appartiene alla prima generazione dei coloni sillani.

1 Dedication for the renovation of the Stabian Thermae

Limestone

Post 70 BC.

Pompeii, Stabian Thermae VII, 1, 8

Inv. 3826 (CIL X, 829)

“The duoviri with judicial powers Gaius Uulius, son of Gaius, and Publius Aninius, son of Gaius, contracted out, by decree of the decurions, the construction of the sweat baths and the exercise room (destrictarium), and the rebuilding of the porticoes and the gymnasium. With the money which, by law, they were required to spend for games or a monument, they had (them) built, and inspected (them) themselves”.

The enlargement of the Stabian Baths was financed by the colony, as its statute prescribed. One of the two magistrates, Gaius Uulius, was from a local family, whereas the family of Publius Aninius was originally from southern Latium and belonged to the first generation of Sullan colonists.

2 Dedica per la costruzione delle nuove terme del Foro

Calcare

80 a.C. ca.

Pompei, Terme del Foro (1823)

Inv. 3836 (CIL X, 819)

Dedica per la costruzione
delle nuove terme del Foro.

“Lucio Cesio figlio di Gaio duoviro giusdicente, Gaio Occio figlio di Marco, Lucio Niremio figlio di Aulo duoviri, in base al parere dei decurioni fecero costruire con denaro pubblico e collaudarono”.

Il testo riflette nella titolatura dei magistrati i problemi istituzionali dei primi tempi della colonia: è citato un solo magistrato supremo e non la coppia dei duoviri giusdicenti; i magistrati Gaio Occio e Lucio Niremio sono detti duoviri e non come di norma edili.

2 Dedication of the new Forum Baths

Limestone

Ca. 80 BC.

Pompeii, Forum Thermae (1823)

Inv. 3836 (CIL X,819)

“Lucius Cesius son of Gaius, duovir with judicial powers, and Gaius Occius son of Marcus and Lucius Niremius son of Aulus, duoviri, built with public money and inspected, on the basis of a pronouncement of the decurions”.

Here the titles borne by the magistrates reflect the institutional problems of the early years of the colony: only one supreme magistrate is mentioned, not the usual pair of duoviri with judicial powers; furthermore, the magistrates Gaius Occius and Lucius Niremius are designated as duoviri and not, as is commonly the case, as aediles.

3 Dedica del questore Vibio Popidio per la costruzione del portico

Marmo

Inizi I sec. a.C.

Pompei, dall’area antistante la Basilica (1814)

Inv. 3825 (CIL X, 794)

Dedica del questore Vibio Popidio
per la costruzione del portico.

“Vibio Popidio figlio di Epidio questore fece costruire il portico”.

Il testo è il primo in latino noto a Pompei e si riferisce al portico in tufo sul lato meridionale del Foro. La questura non rientra nell’ordinamento della colonia sillana (80 a.C.) e si spiega, forse, in riferimento allo statuto introdotto dopo la Guerra Sociale (87 a.C.). I Popidii sono una delle più antiche famiglie locali escluse dal ceto dirigente della colonia.

3 Dedication of a portico by the quaestor Vibius Popidius

Marble

Early 1st century BC.

Pompeii, from the area in front of the Basilica (1814)

Inv. 3825 (CIL X, 794)

“Vibius Popidius, son of Epidius, quaestor, had this portico built”.

This is the earliest known Latin text from Pompeii. It refers to the tuff portico along the south side of the Forum. The office of quaestor was not included in the statute of the colony founded by Sulla in 80 BC, but may have been in the statute introduced after the Social War (87 BC), and this possibly explains its occurrence here. The Popidii were one of the oldest local families and as such were excluded from the ruling class of the colony.

4 Dedica al dio Nettuno

Fine I secolo a.C. o prima metà I secolo d.C.

Pompei, località Bottaro (1877)

Inv. 111992 (CIL X, 8157)

Dedica al dio Nettuno.

“Sesto Pompeo Ruma liberto di Sesto di buon grado sciolse il voto a Nettuno”.

Il dedicante è, forse, un liberto di Sesto Pompeo, figlio di Pompeo Magno e oppositore di Ottaviano. Durante la guerra civile i contendenti si identificarono con le proprie divinità tutelari: Pompeo Magno e suo figlio Sesto, con Nettuno. La dedica al dio del mare sarebbe un omaggio del liberto all’antico padrone. L’analisi paleografica suggerisce, in alternativa, che si tratti di un liberto di Sex. Pompeius Proculus, magistrato pompeiano di età neroniana.

4 Dedication to the god Neptun

Marble

End of the 1st century BC or early 1st century AD.

Pompei, from Bottaro (1877)

Inv. 111992 (CIL X, 8157)

“Sextus Pompeius Ruma, libertus of Sextus, willingly fulfilled his vow to Neptune”.

The dedicator is possibly a freedman of Sextus Pompeus, son of Pompey the Great and antagonist of Octavian. During a civil war, the contenders identify with their tutelary deities, and that of Pompey the Great and his son Sextus was Neptune. The dedication to the god of the sea may have been a homage of the freedman to his former master. Paleographic analysis suggests, as an alternative, that the man may have been a freedman of Sex. Pompeius Proculus, a Pompeian magistrate of the time of Nero.

5 Dedica di Gaio Lucio Tillio e Publio Maccio Mela

Calcare nero

Seconda metà del I secolo a.C. - inizi I secolo d.C.

Pompei, Casa VI, 5, 16 (1881)

Inv. 113414 (CIL X, 8148)

Dedica di Gaio Lucio Tillio
e Publio Maccio Mela.

“Gaio Lucio Tillio figlio di Gaio e Publio Maccio Mela, figlio di Publio, duoviri giusdicenti per delibera del consiglio fecero eseguire”.

Gaio Tillio Rufo è membro di una famiglia originaria di Arpino che vantava militari nella legione X di Cesare. Publio Maccio Mela è di origine locale. Il documento attesta il reinserimento dell’antica aristocrazia sannitica nella classe dirigente della colonia.

altra foto

5 Dedication by Gaius Lucius Tillius and Publius Maccius Mela

Black limestone

Second half of the 1st century BC. - beginning of the 1st century BC.

Pompei, House VI, 5,16 (1881)

Inv. 113414 (CIL X, 8148)

“Gaius Lucius Tillius, son of Gaius, and Publius Maccio Mela, son of Publius, duoviri with judicial powers, had (this) carried out by decree of the council.”

Gaius Tillius Rufus’ family was originally from Arpino and boasted members who had served in Caesar’s Tenth Legion. Publius Maccio Mela was of local origin. The document attests to the readmission of the old Samnite aristocracy into the ruling class of the colony.

6 Dedica per la realizzazione del pavimento

Marmo

30 a.C. - 10 d.C.

Pompei, Teatro coperto

Inv. 3830 (CIL X, 955)

Dedica per la realizzazione
del pavimento.

“Marco Oculazio Vero figlio di Marco, duoviro, (fece fare) a sue spese”.

Il duoviro giusdicente Marco Oculazio commissiona il rifacimento della pavimentazione a lastre di marmo con i propri fondi.

6 Dedication for the building of a floor

Marble

30 BC.-10 AD.

Pompeii, Roofed Theater

Inv. 3830 (CIL X, 955)

“Marcus Oculatius Verus son of Marcus, duovir, (had this made) at his own expense”.

The duovir with judicial powers Marcus Oculatius commissioned a new marble slab floor, paying for it from his own funds.

7 Dedica a Tito Sornio

Calcare

Fine I secolo a.C. - inizi I secolo d.C.

Inv. 3852 (CIL X, 960)

Dedica a Tito Sornio.

“A Tito Sornio figlio di Tito della tribù Velina, prefetto dei fabbri, Aulo Clodio Flacco duoviro giusdicente, con poteri censori per la seconda volta, concesse per merito lo spazio (pubblico) su decreto dei decurioni”.

Tito Sornio, originario dalla Gallia Cisalpina o dal Piceno, è un partigiano di Ottaviano e ufficiale del Genio militare; i suoi interessi a Pompei sono provati indirettamente dai liberti e schiavi attivi in città almeno fino al 50 d.C.; è onorato con una base su suolo pubblico concesso da Aulo Clodio Flacco (n. 8), nel suo secondo duovirato, prima quindi del 2 a.C.

7 Dedication to Titus Sornius

Limestone

End of the 1st century BC. – beginning

of the 1st century AD.

Inv. 3852 (CIL X, 960)

“To Titus Sornius, son of Titus, of the Velina tribe, prefect of smiths, Aulus Clodius Flaccus, duovir with judicial powers, with censorial powers for the second time, granted by merit this (public) space by decree of the decurions”.

Titus Sornius, originally from Gallia Cisalpina or Picen, was a supporter of Octavian and an officer of the army engineer corps. His interest in Pompeii is indirectly proved by mentions of freedmen and slaves of his in the city at least as late as 50 AD. He was honored with a base on public ground granted by Aulus Clodius Flaccus (no. 5) during his second term as a duovir, and thus before 2 BC.

8 Dedica ad Aulo Flacco

Marmo

Pompei

Fine I secolo a.C. - inizi I secolo d.C.

Inv. 3867 (CIL X, 936)

Dedica ad Aulo Flacco.

“Ad Aulo Clodio Flacco figlio di Aulo duoviro giusdicente, quinquennale... Ad Aulo Clodio Flacco figlio di Aulo…”.

Aulo Clodio Flacco è tra i personaggi più importanti della Pompei augustea. Tra il 20 e il 2 a.C. riveste il duovirato tre volte, di cui una con potere censorio; è tribunus militum a populo, titolo che indica la appartenenza al rango equestre concesso da Augusto ai suoi più fidi sostenitori municipali.

8 Dedication to Aulus Flaccus

Marble

Pompeii

End of the 1st century BC. - beginning of the 1st century AD.

Inv. 3867 (CIL X, 936)

“To Aulus Clodius Flaccus son of Aulus, duovir with judicial powers, quinquennial... To Aulus Clodius Flaccus son of Aulus…”.

Aulus Clodius Flaccus was among the most important men in Augustan Pompeii. Between 20 and 2 BC he was thrice duovir, once with censorial power. He was also a tribunus militum a populo, a title indicating his rank as a Roman knight, granted by Augustus to the most trustworthy of his municipal supporters.

9 Dedica di un sedile con orologio solare

Calcare

Fine I secolo a.C. - inizi I secolo d.C.

Pompei, cd. Foro Triangolare (1765)

Inv. 3832 (CIL X 831)

Dedica di un sedile
con orologio solare.

“I duoviri giusdicenti Lucio Sepunio Sandiliano, figlio di Lucio e Marco Erennio Epidiano, figlio di Aulo fecero costruire a proprie spese un sedile con orologio solare”.

9 Dedication of a seat with a sundial

Limestone

End of the 1st century BC. - beginning of the 1st century AD.

Pompeii, Triangular Forum (1765)

Inv. 3832 (CIL X 831)

“The duoviri with judicial powers Lucius Sepunius Sandilianus, son of Lucius, and Marcus Herennius Epidianus, son of Aulus, had a seat with a sundial built at their own expense”.

10 Dedica di una statua a Marco Lucrezio Decidiano Rufo

Marmo

Post 62 d.C.

Pompei, cd. Palestra Sannitica (1797)

Inv. 3845 (CIL X, 851)

Dedica di una statua a
Marco Lucrezio
Decidiano Rufo.

“Marco Lucrezio Decidiano Rufo duoviro per tre volte e quinquennale, pontefice, tribuno militare per nomina popolare, prefetto dei fabbri. Marco Decidio Pilone Rufo ricollocò”

La cd. Palestra Sannitica corrisponde all’antica sede della Vereiia, istituto militare riconvertito in età augustea in sede della iuventus, l’associazione della gioventù romana presieduta dai giovani eredi dell’imperatore. Il luogo era adatto ad esaltare le qualità militari del personaggio che raggiunge anche i vertici dell’amministrazione civile e religiosa (vedi anche nn. 11-12). Marco Decidio Pilone Rufo, in base all’onomastica un parente o forse un figlio naturale dell’onorato, provvide a ricollocare la statua, forse danneggiata dal sisma del 62 d.C.

10 Dedication of a statue to Marcus Lucretius Decidianus Rufus

Marble

Post 62 AD

Pompeii, Samnite Gymnasium (1797)

Inv. 3845 (CIL X, 851)

“Marcus Lucretius Decidianus Rufus, thrice duovir, quinquennial, pontifex, military tribune named by the people, prefect of smiths. Marcus Decidius Pilo Rufus moved (it) here”.

The so-called “Samnite Gymnasium” originally housed the Vereiia, a military organization. In the Augustan age it was converted to seat of the iunventus, the association of Roman youth, presided over by the emperor’s young heirs. This was a suitable location for exalting the military qualities of the individual honored here, who had managed to climb to the top of the civil and religious administration (also nos. 11-12). Marcus Decidius Pilo Rufus -judging from the name, a relative or possibly a natural son of the honored person -moved the statue elsewhere, possibly after it had been damaged by the earthquake of 62 AD.

11 Erma acefala di Marco Lucrezio Decidiano Rufo

Marmo

Primo ventennio del I secolo d.C.

Pompei, Teatro coperto (1794)

Inv. sn (CIL X, 815)

Erma acefala di
Marco Lucrezio
Decidiano Rufo.

“Marco Lucrezio Decidiano Rufo lasciò in eredità”.

11 Headless herm of Marcus Lucretius Decidianus Rufus

Marble

Early 1st century AD.

Pompeii, Roofed Theater (1794)

Inv. sn (CIL X, 815)

“Marcus Lucretius Decidianus Rufus bequeathed”.

12 Skyphos

Marmo

Età augustea

Inv. sn (CIL X, 952)

Skyphos.

“Marco Lucrezio Decidiano Rufo” (n.11).

altra foto

12 Skyphos

Marble

Augustan age

Inv. sn (CIL X, 952)

“Marcus Lucretius Decidianus Rufus” (no.11).

Una serie di erme rinvenute acefale e di basi di statue ricorda Marco Lucrezio Decidiano Rufo con una formula che allude a un suo lascito testamentario (vedi anche n. 12). Si è ipotizzato che si tratti di immagini di uomini illustri, parte della sua collezione privata passata alla sua morte al pubblico godimento nei principali luoghi di aggregazione cittadina, il Foro civile (cd. Edificio di Eumachia), il Foro triangolare e il Teatro piccolo.

Il personaggio, che in età augustea fu tre volte duoviro, di cui una volta quinquennale e pontefice contribuiva anche in questo modo al processo di normalizzazione politica, sociale e culturale promosso da Augusto, che lo aveva elevato al rango equestre quale tribunus militum a populo.

A number of herms, all found without their heads, and of statue bases remember Marcus Lucretius Decidianus Rufus employing a formula alluding to his testament (also no. 12). They may have been portraits of illustrious men from his private collection, given over to public enjoyment after his death and placed in the main town meeting points: the civil forum (so-called Building of Eumachia), the Triangular Forum, and the Small Theater.

The man, who during the Augustan age had been thrice duovir, once quinquennial, and a pontifex thus also contributed to the process of political, social and cultural normalization promoted by Augustus, who had raised him to the equestrian rank by granting him the title of tribunus militum a populo.

13 Dedica a Marco Olconio Rufo

Marmo

Età augustea

Pompei, Foro (1861); riutilizzata per il rivestimento di una base

Inv. 3855 (CIL X, 947)

Dedica a Marco
Olconio Rufo.

“A Marco Olconio Rufo, figlio di Marco, duoviro giusdicente, per due volte quinquennale, tribuno militare per nomina popolare, flamine di Cesare Augusto, a Quintio (figlio) di Lucio…”.

13 Dedication to Marcus Holconius Rufus

Marble

Augustan age

Pompeii, Forum (1861), reused to face a base

Inv. 3855 (CIL X, 947)

“To Marcus Holconius Rufus, son of Marcus, duovir with jurisdictional powers, twice quinquennial, military tribune nominated by the people, flamen of Caesar Augustus, to Quintius (son) of Lucius…”.

14 Dedica a Marco Olconio Celere

Marmo

Pompei

15-16 d.C.

Inv. 3860 (CIL X, 946)

Dedica a Marco Olconio Celere.

“A Marco Olconio Celere sacerdote del divo Augusto, duoviro giusdicente quinquennale”.

Il personaggio è figlio o fratello minore del più famoso Marco Olconio Rufo, l’unico della famiglia ad aver raggiunto il rango equestre.

14 Dedication to Marcus Holconius Celer

Marble

Pompeii

15-16 AD.

Inv. 3860 (CIL X, 946)

“To Marcus Holconius Celer, priest of the divine Augustus, quinquennial duovir with judicial powers”.

Celer was the son or younger brother of the famous Marcus Holconius Rufus, the only member of his family to have attained equestrian rank.

GLI INTERVENTI DEGLI IMPERATORI

Il 5 febbraio del 63 d.C., secondo Seneca; nel 62 d.C. secondo Tacito, la Campania fu devastata da un terribile terremoto con epicentro forse proprio a Pompei.

L’evento accelera trasformazioni economiche e politico-sociali già in atto. La documentazione epigrafica registra un cambiamento dei nomi dei notabili: le grandi famiglie sembrano abbandonare la città in parallelo con l’emergere di una nuova classe politica di origine libertina. Emblematico il caso del tempio di Iside reso nuovamente funzionante dal liberto Numerius Popidius Ampliatus, che in questo modo promuove la carriera politica del figlio.

La ricostruzione in città procede con lentezza, probabilmente ostacolata da successivi episodi sismici. Alcuni graffiti nella casa di Giulio Polibio attestano la generosa donazione di Nerone e della moglie Poppea al santuario di Venere, la dea cui la bella imperatrice si assimilava, progenitrice della dinastia imperiale e protettrice di Pompei. Nel 79 d.C. la ricostruzione del complesso era, però, ancora in corso. A quest’epoca, comunque, la maggior parte degli edifìci pubblici sul Foro erano stati restaurati. L’aspetto scarno esibito alla loro scoperta si deve, probabilmente, anche al recupero delle sculture e degli arredi di valore, realizzato su mandato imperiale dopo l’eruzione. Tito, allora regnante, assunse provvedimenti normativi importanti per rivitalizzare tutta l’area vesuviana. Prima di lui, Vespasiano aveva promosso un’intensa attività di coordinamento e controllo delle opere pubbliche nelle città campane danneggiate dai terremoti precedenti l’eruzione. Ad Ercolano Vespasiano finanzia la ricostruzione del tempio della Magna Mater (n. 15). Mancano testimonianze di interventi imperiali a Pompei: le iscrizioni ricordano invece il tribuno Titus Suedius (n. 18), incaricato di restituire al pubblico, dopo i debiti controlli, gli spazi demaniali (loca publica) occupati da privati. Epigrafi rinvenute in altre città d’Italia e dell’Impero attestano interventi analoghi riconducibili alla generale politica di risanamento finanziario di Vespasiano, ma a Pompei è da ritenere che le devastazioni del terremoto abbiano facilitato gli abusi.

Initiatives of the Emperors

On 5th February of 63 AD according to Seneca; or 62 AD according to Tacitus, Campania was devastated by a tremendous earthquake with epicentre in Pompeii. The event accelerated the economic, social and political transformations which were already under way in Roman society in the 1st century AD.

Epigraphic evidence from Pompeii indicates a turnover in the names of the leading citizens as a new emerging political class, made up, above all, of freedmen. In this respect the temple of Isis is emblematic, for it is the only case we know of a temple being refurbished at the expense of a freedman, Numerius Popidius Ampliatus, with the aim of ensuring a career in politics for his son. Rebuilding work made slow progress, probably on account of repeated tremors.

Some graffiti in the house of Iulius Polibius prove the generous gift from Nero and his wife Poppea to the sanctuary of Venus, the goddess that Poppea saw as her identification, progenitrix of the imperial dynasty, and protector of Pompeii. In 79 AD the reconstruction of the complex was still under way. At that time, most of the public buildings along the Forum had already been restored. Titus, then reigning, issued important measures to revitalize the whole vesuvian area. Vespasianus had promoted a hard activity of coordination and control of the public works in the towns of Campania damaged by the earthquakes before the eruption. In Herculaneum Vespasianus financed the restoration of the arcaded square and the temple of Magna Mater (n. 15), while in Pompeii we have no record of any initiatives or funding from this emperor. The epigraph records the tribune Titus Suedius (n. 18), sent by Vespasianus to settle the awkward matter of private occupation of public land (loca publica) with the aim to give back the land after the due control.

Yet this cannot be taken as a specific initiative connected with the rebuilding work in the wake of the earthquake because epigraphs found in other cities throughout Italy and the Empire prove similar measures traceable back to the general politics by Vespasianus to restore finance.

15 Dedica dell’imperatore Vespasiano per il restauro del tempio della Grande Madre di Ercolano

Marmo

76 d.C.

Ercolano, cardo V, Palestra (1757)

Inv. 3708 (CIL X 1406)

Dedica dell’imperatore Vespasiano.

“L’imperatore Cesare Vespasiano pontefice massimo nella 7ª potestà tribunicia, acclamato imperatore per 17 volte, padre della patria, console per la 7ª volta, designato per la 8ª volta, restaurò il tempio della Madre degli Dei crollato per il terremoto”.

La titolatura imperiale consente di datare al 76 d.C. l’intervento di Vespasiano che a proprie spese fa ricostruire il non ancora identificato Tempio della Magna Mater, distrutto dal terremoto del 62.

15 Dedication by the emperor Vespasian for the restoration of the temple of the Great Mother in Herculaneum

Marble

76 AD.

Herculaneum, cardo V, Palestra (1757)

Inv. 3708 (CIL X 1406)

‘The emperor Caesar Vespasian, pontifex maximus in his seventh tribunicia potestas, acclaimed emperor for 17 times, father of the nation, consul for the seventh time, designated for the eighth time, restored the temple of the Mother of the Gods, destroyed by an earthquake”.

Here the emperor bears titles allowing the inscription to be dated to 76 AD, when Vespasian evidently rebuilt at his own expense a still unidentified temple of the Magna Mater, destroyed by the earthquake of 62 AD.

16 Dedica di Spurio Turriano Proculo Gelliano

Marmo

47-54 d.C.

Pompei, cella del tempio di Giove (1817)

Inv. 3847 (CIL X, 797)

Dedica di Spurio Turriano
Proculo Gelliano.

“Spurio Turranio Proculo Gelliano figlio di Lucio, nipote di Spurio, pronipote di Lucio della tribù Fabia, prefetto dei fabbri per la seconda volta, prefetto dei curatori dell’alveo del Tevere, prefetto con potestà pretoria per l’amministrazione della giustizia nella città di Lavinio, padre patrato del popolo di Laurento per stringere l’alleanza con il popolo romano secondo i libri Sibillini; delle sacre istituzioni originarie del popolo romano dei Quiriti e della nazione latina che si conservano presso la città di Laurento; (rivesti le cariche di) Flamine Diale, (Flamine) Marziale, Salio presule, Augure, Pontefice; fu prefetto della coorte dei Getuli e tribuno militare della legione X: Lo spazio è stato concesso per decreto dei decurioni”.

Il personaggio, iscritto alla tribù Fabia (non la Menenia di Pompei) vanta una brillante carriera; a Lavinio ricopre un sacerdozio di origine arcaica (pater patratus), incaricato del sacrificio cruento che rinnovava la leggendaria alleanza con Roma. Non vi è notizia di un suo incarico ufficiale a Pompei, anche se in base alla formula onomastica è stata ipotizzata una sua origine pompeiana e una relazione parentale con i principali esponenti dell’oligarchia cittadina, i Clodii, i Gelli e gli Holconii; ma anche i Turranii sono noti a Pompei dal rinvenimento della loro tomba nella necropoli di Porta Nocera. Altri suppongono una sua provenienza dalla Gallia Cisalpina. Il documento si segnala per particolarità lessicali ed ortografiche (litterae claudianae) che consentono di datarlo all’età claudia.

16 Dedication by Spurius Turrianus Proculus Gellianus

Marble

AD 47-54

Pompeii, cella of the temple of Jupiter (1817)

Inv. 3847 (CIL X, 797)

“Spurius Turranius Proculus Gellianus, son of Lucius, grandson of Spurius, great-grandson of Lucius, of the Fabia tribe, prefect of smiths for the second time, prefect of the keepers of the bed of the Tiber, prefect with praetorian powers for the administration of the city of Lavinium, pater patratus of the people of Laurentum to enter into an alliance with Rome according to the Sibylline Books, and of the sacred original institutions of the Roman people of the Quirites and the Latin nation that are preserved in the city of Laurentum. (He held the offices of) flamen dialis, (flamen) martialis, salius presul, augur, pontifex. He was prefect of the cohors of the Getuli and military tribune of the Tenth Legion. (This) space was granted by decree of the decurions”.

This individual, a member of the Fabia tribe (not the Menenia tribe of Pompeii) could boast a brilliant career. At Lavinium, he held a priesthood of archaic origin (pater patratus), charged with performing the bloody sacrifice whereby the town’s legendary alliance with Rome was renewed. No mention is made of his holding an official appointment in Pompeii; still, based on his name, it has been suggested he may have been of Pompeian origin and related to the principal exponents of the town oligarchy, the Clodii, the Gelli and the Holconii; the Turranii are also documented at Pompeii by their tomb in the necropolis of Porta Nocera. Other scholars believe he might have come from Cisalpine Gaul. The document stands out for its lexical and orthographic peculiarities (litterae claudianae), which allow it to be dated in the Claudian period.

17 Insegna delle Terme di Marco Crasso Frugi

Retro decorato da uno scudo nel riutilizzo in un larario.

Marmo

50 - 68 d.C.

Pompei, cd. Villa di Cicerone, fuori Porta Ercolano (1749)

Inv. 3829 (CIL X, 1063)

Insegna delle Terme
di Marco Crasso Frugi.

“Terme di acqua marina di Marco Crasso Frugi, (ci sono) anche bagni d’acqua dolce. Il liberto custode”.

Lo stabilimento termale era ubicato nei pressi di Pompei, o, forse, è da riconoscere nelle terme fuori Porta Marina, dove giungeva un canale dalla zona portuale, da cui si poteva attingere l’acqua di mare vantata nell’iscrizione. Il proprietario è Marco Licinio Crasso, console nel 64 d.C. che possedeva un altro impianto a Baia costruito su un isolotto artificiale allo scopo di sfruttare una sorgente d’acqua sottomarina. Nel 67 d.C. Crasso fu fatto uccidere da Nerone, e i suoi beni passarono nella proprietà imperiale, ciò che spiegherebbe la rimozione dell’insegna.

17 Entrance sign of the Baths of Marcus Crassus Frugi

Back decorated with a shield when re-employed in a lararium

Marble

50 - 68 AD.

Pompeii, the so-called Villa of Cicero, outside of Porta Ercolano (1749).

Inv. 3829 (CIL X, 1063)

“Seawater baths of Marcus Crassus Frugi. (There are) also freshwater baths. The freedman doorkeeper”.

The inscription refers to a bathhouse near Pompeii, or possibly to the baths right outside Porta Marina, which was reached by a canal from the port area, whence the seawater vaunted by the inscription may have been drawn. The owner is Marcus Crassus Frugi, consul in 64 AD, who owned another bathhouse in Baiae, built on an artificial islet to exploit underwater thermal springs. In 67 AD, Nero had Crassus killed and his possessions became imperial property. This would explain the removal of the sign.

18 Cippo

Calcare

77-78 d.C.

Pompei, Porta Ercolano (1763)

Inv. 3848 (CIL X, 1018)

Cippo.

“Per autorità dell’imperatore Cesare Vespasiano Augusto, il tribuno Tito Suedio Clemente, verificate le motivazioni (causis cognotis) e effettuate le misurazioni (mensuris factis), restituì gli spazi demaniali (loca publica) alla cittadinanza pompeiana”.

Nel 69 d.C. Tito Suedio Clemente è primipilare nell’esercito di Ottone e comandante di una spedizione in Egitto; passa poi al servizio di Vespasiano e nel 79 d.C. è prefectus castro rum in Egitto. La sua missione a Pompei cade intorno al 76 d.C. quando sostiene la candidatura al duovirato di M. Epidio Sabino, che, acclamato in alcuni manifesti defensor colono rum, dovette essere tra i più attivi a richiedere l’intervento imperiale a tutela dei beni della colonia. Altre tre identiche iscrizioni sono state rinvenute ad una distanza circa di 29, 50 - 29, 80 m. (100 piedi romani) dalle principali porte della città: Porta Vesuvio, Porta Nocera, Porta Marina. Per questo si è ipotizzato che i cippi ridefinissero la striscia di terra a ridosso delle mura, di proprietà pubblica, soggetta ad usurpazione dopo il terremoto del 62. Il testo non contiene riferimenti diretti al pomerio e la collocazione presso le porte, in zona di grande visibilità, consentiva di pubblicizzare un intervento che rientra nel programma di revisione catastale promosso da Vespasiano in tutto l’impero.

18 Cippus

Limestone

77-78 AD.

Pompeii, Porta Ercolano (1763)

Inv. 3848 (CIL X, 1018)

“By authority of the emperor Caesar Vespasian Augustus, the tribune Titus Suedius Clemens, having ascertained the reasons (causis cognotis) and made measurements (mensuris factis), restored the public spaces (loca publica) for the Pompeian citizenry”.

In 69 AD., Titus Suedius Clements was captain of a vanguard in the army of Otho and commander of an expedition to Egypt. He later served under Vespasian. In 79 AD. he was prefectus castrorum in Egypt. We know his mission to Pompeii took place about 76 AD., whene he supported M. Epidius Sabinus’s candidacy to duovir. Sabinus, called defensor colonorum in some campaign posters, must have been one of the most enthusiastic advocates in Pompeii of imperial intervention in defense of the property of the colony. Three more identical inscriptions have been found at a distance of about 29.50 - 29.80 meters (100 Roman feet) from the main gates of the city, Porta Vesuvio, Porta Nocera, and Porta Marina. This is why scholars believe these cippi marked out as public property the strip of land running around the walls, which had been trespassed into after the earthquake of 62 AD. The text does not contain direct mentions of the pomerium. By placing it in highly visible spots, near the city gates, it granted maximum publicity to an action that was part of a program of cadastral revision promoted by Vespasian all over the empire.

LE MAGISTRATURE CITTADINE E LE CARICHE RELIGIOSE

Nel breve periodo tra la conquista della città ad opera di Silla (89 a.C.) e la sua trasformazione in Colonia Veneria Cornelia Pompeianorum (80 a.C.) l’organizzazione politico-amministrativa di Pompei non è del tutto chiara. Dibattuta è la struttura del quattuorvirato, il collegio di magistrati documentato per i primi tempi della colonia; né è sicura la presenza di questori. Nella fase successiva sono note due coppie di magistrati di durata annuale e con differenti competenze e autorità. In basso nella gerarchla c’è l’edilità che ha compiti di manutenzione delle strade, dei templi ed edifici pubblici, e di supervisione dei mercati. Nelle iscrizioni questi magistrati hanno titoli diversi: aediles o duoviri aediles senza ulteriori specifiche; aediles v.a.s.p.p. o duoviri v.a.s.p.p., spiegata come v(iis) a(edificiis) s(acris) p(ublicis) p(rocurandis) (nn. 19-24). Non sembra che la diversa titolatura dipenda da tempi e mansioni diverse. Più in alto nella gerarchia ci sono i duoviri iure dicundo, che hanno potere giurisdizionale, convocano e presiedono l’assemblea dei cittadini (comitia) e le sedute del consiglio municipale (ordo decurionum); curano in generale l’amministrazione del patrimonio pubblico. Ogni cinque anni i duoviri col titolo di quinquennales procedono al censimento dei cittadini e dei loro beni e alla revisione dell’albo dei decurioni, in carica a vita. In quanto organismo stabile rispetto alle magistrature annuali il consiglio tiene di fatto le redini della città, soprattutto in riferimento alle finanze.

Con l’avvento al potere di Augusto spesso i notabili impegnati nell’attività politica assumono contemporaneamente anche cariche sacerdotali, (flamen, pontifex, augur, sacerdos), tra cui, oltre ai culti tradizionali, ha rilevanza sempre maggiore il culto imperiale: tutta la società partecipa al programma politico-religioso del principe, e ciascuno in misura proporzionale al suo stato sociale, può assumere cariche in cui si intrecciano sfera politica e religiosa.

Magistracies and religious of ces

From the conquest of Sulla (89 BC) to the foundation of the colony Veneria Cornelia Pompeianorum (80 BC) Pompeii lived an uncertain political and administrative period. It is controversial the structure of quadrumvirate, the college of magistrates recorded in the early time of the colony. Later on are recorded two pairs of magistrates, with different authorities, elected for a period of one year. The junior pair were responsible for the upkeep of roads, temples and public buildings, and the supervision of markets.

In the inscriptions these magistrates have diferent titles; aediles, duoviri o duoviri aediles with no more specific competence: aediles v.a.s.p.p. o duoviri v.a.s.p.p., that is v(iis) a(edificiis) s(acris) p(ublicis) p(rocurandis) (nn. 19-24). The varying terminology does not seem to indicate any difference in role. Once one had been an aedile one could stand for election as duoviri iure dicundo, a superior level. These magistrates have powers of jurisdiction, the faculty to summon and preside over both the assembly (comitia) and the municipal council (ordo decurionum), and overall responsibility for public administration. Every five years the quinquennial duumvirs carried out a census of all citizens and their properties and brought up to date the register of the decurions or members of the municipal council, which was life-long appointment. The permanence of this body meant, in practice, that it governed the city.

When Augustus took the power, the citizens who were most prominent in politics would often also occupy religious offices, which were also elective (flamen, pontifex, augur, sacerdos). Society as a whole was expected to take part in the political and religious programme of the princeps, each according to his standing. Each one in proportion to his social status can hold public offices with political and religious duties weaved together.

19 Intervento per decreto dei decurioni e ordine dei duoviri e degli edili

Marmo

1 d.C.

Pompei, Tempio di Giove (1900)

Inv. 125229 (AE 1901, 80)

Intervento per decreto…

“(Per ordine di) Marco Pomponio Marcello e Lucio Valerio Flacco duoviri giusdicenti, Lucio Obellio Lucreziano e Aulo Perennio Merulino duoviri v.a.s.p.p. nel consolato di Gaio Cesare e Lucio Paullo”.

19 Actions taken by decree of the decurions and by order of the duoviri and aediles

Marble

1 AD.

Pompei, Temple of Jupiter (1900)

Inv. 125229 (AE 1901, 80)

“(By order of) Marcus Pomponius Marcellus and Lucius Valerius Flaccus, duoviri with judicial powers, Lucius Obellius Lucretianus and Aulus Perennius Merulinus duoviri v.a.s.p.p. during the consulate of Gaius Caesar and Lucius Paullus”.

20 Intervento dei ministri di Augusto per decreto dei decurioni e ordine dei duoviri e degli edili

Marmo

1 d.C.

Pompei, Casa del Poeta Tragico, VI, 8, 5 (1825)

Inv. 3779

Intervento dei ministri
di Augusto…

“Lucio Cecilio Felice, Quinto Lollia Felice, Quinto Arrio Ierone ministri di Augusto per decreto dei decurioni e per ordine dei duoviri Marco Pomponio Marcello e Lucio Valerio Flacco duoviri giusdicenti, Lucio Obellio Lucreziano e Aulo Perennio Merulino duoviri v.a.s.p.p. nel consolato di Gaio Cesare e Lucio Paullo”.

Le due iscrizioni sono datate all’anno 1 d. C. dalla citazione dei consoli di Roma. La magistratura degli edili è citata con la peculiare formula d(uov/ri) v(iis) a(edficiis) s(acris) p(ublicis) p(rocurandis).

20 Action taken by the ministers of Augustus by decree of the decurions and by order of the duoviri and the aediles

Marble

1 AD.

Pompeii, Casa del Poeta Tragico, VI, 8, 5 (1825)

Inv. 3779

“Lucius Caecilius Felix, Quintus Lollia Felix, Quintus Arrius Ieron, ministers of Augustus by decree of the decurions and by order of the duoviri Marcus Pomponius Marcellus and Lucius Valerius Flaccus, duoviri with judicial powers, Lucius Obellius Lucretianus and Aulus Perennius Merulinus duoviri v.a.s.p.p. during the consulate of Gaius Caesar and Lucius Paullus”.

The two inscriptions are dated to 1 AD. by their mention of the consuls in office in Rome. The magistracy of the aediles is indicated by the peculiar formula d(uoviri) v(iis) a(edficiis) s(acris) p(ublicis) p(rocurandis).

21 Dedica di Grato all’Annona Augusta

Marmo

2-3 d.C.

Pompei, Casa di L. Aelius Magnus

VIII, 2, 21, (1890)

Inv. 120035 (AE 1890, 86)

Dedica di Grato
all’Annona Augusta.

“All’Annona Augusta del popolo romano diede in dono Grato, liberto di Cesare e ministro, per ordine di Quinto Cotrio duoviro giusdicente e dei d(uoviri) v(iis) a(edficiis) s(acris) p(ublicis) p(rocurandis) Gaio Annio Marulo e Decio Alfidio Hypsa nel consolato di Marco Servilio e Lucio Elio”.

21 Dedication of Gratus to the Annona Augusta

Marble

2-3 AD.

Pompeii, Casa di L. Aelius Magnus

VIII, 2, 21, (1890)

Inv. 120035 (AE 1890, 86)

“Gratus, freedman of Caesar and minister, donated to the Annona Augusta of the Roman people by order of Quintus Cotrius, duovir with judicial powers, and the d(uoviri) v(iis) a(edificiis) s(acris) p(ublicis) p(rocurandis) Gaius Annius Marulus and Decius Alfidius Hypsa during the consulate of Marcus Servilius and Lucius Helius”.

22 Menzione della magistratura dell’imperatore Caligola

Marmo

40 d.C.

Pompei

Inv. 3793 (CIL X, 904)

Menzione della magistratura
dell’imperatore Caligola.

“.. .Adepto... Felicione essendo duoviri quinquennali Cesare Augusto e Marco Epidio Flacco, essendo prefetto giusdicente Marco Olconio Macro, essendo d(uoviri) v(iis) a(edficiis) s(acris) p(ublicis) p(rocurandis) Lucio Licinio e Gaio Adio”.

Nel 40 Caligola fu duoviro quinquennale a Pompei insieme a Marco Lucrezio Epidio Flacco membro della famiglia dei Lucretii, trasferiti in città in età augustea ed imparentati con gli Epidii, esponenti dell’aristocrazia locale di origine sannitica. La nomina del prefetto è necessaria per sostituire l’imperatore nell’esercizio del suo mandato. Nel 41 Caligola fu assassinato e, come qui avviene, il suo nome fu cancellato nei documenti ufficiali.

22 Inscription mentioning the magistracy of the emperor Caligula

Marble

40 AD.

Pompeii

Inv. 3793 (CIL X, 904)

“… Adepto... Felicione, while Caesar Augustus and Marcus Epidius Flaccus were duoviri quinquennales and while Marcus Holconius Macro was prefect with judicial powers, and Lucius Licinius and Gaius Adius were d(uoviri) v(iis) a(edficiis) s(acris) p(ublicis) p(rocurandis)”.

In AD 40 Caligula was a quinquennial duovir in Pompeii together with Marcus Lucretius Epidius Flaccus, a member of the Lucretii, a family who had moved into town in the Augustan period and were related to the Epidii, exponents of the local aristocracy of Samnite origin. The nomination of a prefect was necessary to exercise the mandate of the emperor in his place. In 41 AD Caligula was assassinated and his name erased from official documents, including this one.

IL CULTO IMPERIALE

La religione di stato ammette la divinizzazione dell’imperatore solo dopo la sua morte. Augusto autorizzò la devozione della propria persona solo nella forma del culto del suo Genio, dei Lari, delle divinità familiari e degli dei cui fu assimilato, come Apollo e Mercurio. Molto diffuso fu il culto delle personificazioni delle qualità del principe (Pietas, Virtus, Iustitia, Clementia, tutte con l’attributo di Augusta) e dei benefici del suo governo (Securitas, Pax, Concordia, con lo stesso appellativo).

A Pompei, Eumachia, sacerdotessa di Venere, consacra alla Concordia Augusta l’edificio sul lato est del Foro. Nella dedica congiunta col figlio M. Numistrius Fronto ella si ispira all’imperatrice Livia, moglie di Augusto, che col figlio Tiberio aveva fatto costruire a Roma la Porticus Liviae sull’Esquilino. Non è certo se allo stesso edificio appartengano gli elogia di Romolo (n. 27), il mitico fondatore di Roma, ed Enea (n. 26), il leggendario progenitore della gens Iulia.

Il ruolo pubblico delle donne è riconosciuto con il sacerdozio di Venere (sacerdos publica o sacerdos publica Veneris) e di Cerere (sacerdos publica Cereris). A Mamia, sacerdotessa di Venere come Eumachia, si deve la costruzione del tempio del Genio di Augusto (n. 25); per questo viene onorata dalla cittadinanza con la concessione dello spazio per il proprio monumento funerario, fuori Porta Ercolano.

La pratica del culto imperiale svolge un importante funzione di integrazione sociale, soddisfacendo anche le ambizioni dei ceti socialmente più bassi della società. Uomini liberi e i liberti più facoltosi fanno parte dell’associazione degli augustales dediti al culto imperiale e ad iniziative per la collettività. I liberti meno indipendenti possono diventare magistri; gli schiavi delle famiglie dei notabili ministri. I Ministri Augusti e i Ministri Augusti Mercurii Maiae (n. 24) offrono doni in ricorrenze significative per la casa imperiale; i Ministri Fortunae Augustae (n. 23) dedicano il ritratto ufficiale dell’imperatore alla sua assunzione in trono.

The Imperial cult

Roman state religion allows an emperor to be deified only after his death. Officially Augustus only authorised his person to be worshipped in the form of the cult of his Genius, of Lares, of his family gods, and gods assimilated to him, such as Apollo and Mercury. There was also a great following for the cult of personifications of the emperor’s qualities (Pietas, Virtus, Iustitia, Clementia) and of the benefits deriving from his government (Securitas, Pax, Concordie). In Pompeii Eumachia, priestess of Venus, consecrated the building on the eastern side of the Forum to Concordia Augusta.

In the dedication, in which she figures together with her son M. Numistrius Fronto, she is inspired by the empress Livia, wife of Augustus, who, with her son Tiberius, had erected the Porticus Liviae on the Esquiline Hill. It’s uncertain if the elogia of Romulus (n. 27), the mythical founder of Rome, and Aeneas (n. 26), legendary progenitor of the gens Iulia were displayed on the walls of this building.

The public role of women is recognized from priesthood of Venus (sacerdos publica or sacerdos publica Veneris) or Ceres (sacerdos publica Cereris). One particularly affluent figure was the priestess Mamia who put up the money for the temple of the Genius of Augustus (n. 25). She was rewarded by being granted burial just outside the Herculaneum Gate. The rites of the emperial cult played an important part in social integration, giving scope to the ambitions of the lower classes. Free men and most prosperous freedmen belong to the association of augustales devoted to the imperial cult and initiatives for the community. The less indipendent freedmen could become magistri; the slaves owned by the leading families, ministri. The Ministri Augusti and the Ministri Augusti Mercurii Maiae (n. 24) offer gifts on days of particular importance for the emperor’s family, while the Ministri Fortunae Augustae (n. 23) dedicate the official portrait of the emperor to his accession to the throne.

23 Dedica alla Fortuna Augusta

Marmo

49-54 d.C.

Pompei, Basilica (1814)

Inv. 3771 (CIL X, 827)

Dedica alla Fortuna
Augusta.

“Lucio Numisio Primo, Lucio Numisio Optato, Lucio Melisseo Plocamo, ministri della Fortuna Augusta per decreto dei decurioni per ordine di Lucio Giulio pontefice e di Publio Gaio Pastore duoviri giusdicenti e di Quinto Poppeo e Gaio Vibio edili. Nel consolato di Quinto Futio e Publio Calvisio”.

Il culto della Fortuna Redux fu istituito a Roma per salutare il ritorno di Augusto da una delle sue spedizioni (dall’Oriente nel 19 a.C. o dall’Occidente nel 13 a.C.). A Pompei il cavaliere Marco Tullio si fa carico dell’acquisto del suolo e della costruzione del tempio, inaugurato nel 3 d.C. Il collegio sacerdotale è composto da liberti. L’iscrizione fu rinvenuta in riutilizzo.

23 Dedication to Fortuna Augusta

Marble

49-54 AD.

Pompeii, Basilica (1814)

Inv. 3771 (CIL X, 827)

“Lucius Numisius Primus, Lucius Numisius Optatus, Lucius Melissaeus Plocamus, cult attendants of Fortuna Augusta, by decree of the decurions, by order of Lucius Julius, pontifex, and Publius Gaius Pastor, duoviri with judicial powers, and Quintus Poppaeus and Gaius Vibius, aediles, Quintus Futius and Publius Calvisius (being) consuls (in Rome)”.

The cult of Fortuna Redux was instituted in Rome to hail the return of Augustus from one of his military expeditions (from the East in 19 BC. or from the West in 13 BC.). At Pompeii, the Roman knight Marcus Tullius shouldered the costs for buying the building plot and erecting the temple, which was inaugurated in 3 AD. The priestly collegium is composed of freedmen. The inscription was found reuse.

24 Dedica di Publio Stallio Agatone

Marmo

2 d.C.

Pompei, Basilica

Inv. 3767 (CIL X. 884)

Dedica di Publio
Stallio Agatone.

“Publio Stallio Agatone ministro diede in dono nell’anno del nono consolato dell’imperatore Cesare e di Marco Silano (Dono) rinnovato nell’anno del consolato di Publio Alfeno e Publio Vinicio per ordine di Marco Pomponio Marcello e Lucio Valerio Flacco duoviri giusdicenti [e Lucio Obellio Lucreziano e Aulo Perennio Merulino edili]”

Il dedicante fa parte del collegio dei ministri Mercurii et Maiae, devoti all’imperatore assimilato al dio Mercurio. Il culto inizialmente praticato nel tempietto del Macellum, fu spostato, in età claudia, nel cd. tempio dei Lari Pubblici nel Foro, ricostruito dopo il sisma del 62 d.C.. A questi eventi si deve, forse, la dispersione in altri edifici della maggior parte delle iscrizioni del collegio, tutte collocabili tra il 25 a.C. e il 40 d.C.

24 Dedication by Publius Stallius Agathon

Marble

2 AD.

Pompeii, Basilica

Inv. 3767 (CIL X, 884)

“Publius Stallius Agathon, cult attendant, donated in the year of the consulship of the emperor Caesar for the ninth time and of Marcus Silanus. (The gift was) renewed in the year of the consulship of Publius Alphenus and Publius Vinicius, by order of Marcus Pomponius Marcellus and Lucius Valerius Flaccus, duoviri with judicial powers, [and Lucius Obellius Lucretianus and Aulus Perennius Merulinus, aediles]”.

The dedicator is a member of the collegium of ministri Mercurii et Maiae, who worshiped the emperor assimilated to the god Mercury. The cult was initially performed in the shrine in the Macellum. In the Claudian age, it was moved to the so-called Temple of the Public Lares in the Forum, rebuilt after the earthquake of AD 62. This probably explains why most of the inscriptions of this collegium, all datable between 25 BC and AD 40, were found scattered in other buildings.

25 Dedica del tempio del Genio di Augusto

Marmo

7-2 a.C.

Inv. 3766 (CIL X, 816)

Dedica del tempio del
Genio di Augusto.

“Mamia figlia di Publio sacerdotessa pubblica... al Genio... sul proprio suolo e a proprie spese”.

Mamia, di nobile origine sannitica, fu sacerdotessa di Venere, la dea protettrice della città e mitica progenitrice della famiglia di Augusto. La costruzione del tempio del Genio di Augusto si colloca tra il 7 a.C., quando Augusto istituisce il culto a Roma, e il 2 a.C., anno dell’inaugurazione del rinnovato teatro di Pompei ad opera di Marco Olconio Rufo, che fu il primo sacerdote del culto. Si è proposto di identificare l’edificio con il cd. Tempio di Vespasiano, sul lato orientale del Foro.

25 Dedication of the temple of the Genius of Augustus

Marble

7/2 BC

Inv. 3766 (CIL X, 816)

“Mamia, daughter of Publius, public priestess... to the Genius... on her own land and at her own expense”.

Mamia, of a noble Samnite family, was a priestess of Venus, the patron of Pompeii and the mythical progenitor of the family of Augustus. The temple of the Genius of Augustus was built sometime between 7 BC, when Augustus instituted the cult of his own person in Rome, and 2 BC, when the renovated theater of Pompeii was inaugurated by Marcus Holconius Rufus, the first priest of the cult. The building has been tentatively identified as the so-called “Temple of Vespasian”, on the east side of the Forum.

26 Elogio di Enea

Marmo

7 a.C. - 2 d.C.

Pompei, Foro, nei pressi del cd. Edificio di Eumachia (1817)

Inv. 3819 (CIL X, 808)

Elogio di Enea.

“Enea figlio di Venere e Anchise condusse in Italia i Troiani superstiti dopo la conquista di Troia... Scese in guerra...fondò la città di Lavinio. Qui regnò per tre anni. Nella guerra contro Laurento scomparve...e fu chiamato padre indigens e accolto nel numero degli dei”.

Si onora la memoria di Enea, il mitico progenitore della gens Iulia, la famiglia di Augusto, e di Romolo, fondatore di Roma. È possibile che le iscrizioni indicassero due statue poste nelle nicchie della facciata del cd. Edificio di Eumachia nel Foro. Qui era allestita una galleria di immagini di personaggi illustri della storia di Roma ispirata a quella dei summi viri del Foro di Augusto. Questa provenienza però è stata di recente messa in dubbio.

26 Eulogy of Eneas

Marble

7 BC. - 2 AD.

Pompei, Forum, near the so-called Building of Eumachia (1817)

Inv. 3819 (CIL X, 808)

“Aeneas, son of Venus and Anchises, led to Italy the Trojans who had survived the conquest of Troy... He went to was... founded the city of Lavinium. Here he reigned for three years. In the war against Laurentum he disappeared... and was called indigens father and accepted among the gods”.

The inscription honors the memory of Aeneas, the mythical ancestor of the gens Iulia, the family of Augustus and of Romulus, the founder of Rome. The two inscriptions may have referred to two statues placed in the niches in the facade of the so-called Building of Eumachia in the Forum. Here stood a gallery of images of distinguished men in the history of Rome, inspired by the gallery of summi viri in the Forum of Augustus. This provenance, however, has been recently challenged.

27 Elogio di Romolo

Marmo

Pompei, Foro, nei pressi del cd. Edificio di Eumachia (1817)

Inv. 3820 (CIL X, 809)

Elogio di Romolo.

“Romolo figlio di Marte, fondò la città di Roma e regnò trentotto anni. Egli, come primo generate, avendo ucciso il capo dei nemici Acrone re di Caenina, ne consacrò le spoglie opime a Giove Feretrio; accolto nel numero degli dei fu chiamaio Quirino…”.

27 Eulogy of Romulus

Marble

Pompeii, Forum, near the so-called Building of Eumachia (1817)

Inv. 3820 (CIL X, 809)

“Romulus, son of Mars, founded the city of Rome and reigned thirty-eight years. As the first general, having killed the enemy leader, Acron king of Caenina, he consecrated his [Acron’s] spolia opima to Jupiter Feretrius. Welcomed in the number of the gods, he was called Quirinus…”.

28 Dedica a Marco Stlaborio Veio Frontone

Marmo

Post 26 d.C.

Pompei, Basilica (1814)

Inv. 3846 (CIL X, 806)

Dedica a Marco Stlaborio
Veio Frontone.

“A Marco Stlaborio Veio Frontone, augure, duoviro giusdicente per due volte e quinquennale”.

Marco Stlaborio Veio Frontone fu duoviro quinquennale nel 26 d.C. Il personaggio unisce per adozione, i nomi di due importanti famiglie, i Veii e gli Stlaborii, attestati a Pompei ed Ercolano dal periodo sannitico. Alcuni bolli su anfore attestano l’impegno familiare nella produzione di vino e garum, condimento a base di pesce.

28 Dedication to Marcus Stlaborius Veius Fronto

Marble

Post 26 AD.

Pompeii, Basilica (1814)

Inv. 3846 (CIL X, 806)

“To Marcus Stlaborius Veius Fronto, augur, twice duovir with judicial powers and a quinquennial duovir”.

From other documents, one gleans that Marcust Stlaborius Veius Fronto was a quinquennial duovir in 26 AD. The man, adopted by the Veii family, belonged to the gens Stlaboria, attested at Pompeii and Herculaneum in the Samnite period and known for the production of wine and a fish-based condiment known as garum.

29 Dedica a Giulia Augusta

Marmo

14 - 42 d.C.

Pompei, Foro forse dal cd. Tempio dei Lari

Inv. 3815 (CIL X, 799)

Dedica a Giulia Augusta.

“All’Augusta Giulia, figlia di Druso, moglie del divo Augusto per decreto dei decurioni”.

Livia Drusilla fu la sposa amatissima e molto discussa di Augusto. Questi dispose per testamento che alla sua morte (14 d.C.) fosse adottata nella gens Iulia e d’allora chiamata Iulia Augusta. La sua memoria fu onorata dal figlio Tiberio con molte iniziative, ma solo il nipote, l’imperatore Claudio, provvide a divinizzarla nel 42 d.C.. Fonti antiquarie attribuiscono l’iscrizione al Macellum, ma ne è stata proposta la pertinenza al cd. Tempio dei Lari, edificio di culto imperiale di età claudia, ricostruito dopo il terremoto del 62 d.C.

29 Dedication to Julia Augusta

Marble

14 - 42 AD.

Pompeii, Forum probably from the so-called Temple of the Lares

Inv. 3815 (CIL X, 799)

“To the Augusta Julia, daughter of Drusus, wife of the divine Augustus, by decree of the decurions”.

Livia Drusilla was Augustus’ beloved and much discussed wife. Augustus made arrangements in his will for her to be adopted into the gens Iulia after his death, and henceforth be called Julia Augusta (AD 14). Her son Tiberius honored her memory in many ways, but only her grandson, the emperor Claudius, actually deified her in 42 AD. Antiquarian sources attribute the inscription to the Macellum, but scholars have later suggested that it comes from the so-called Temple of the Lares, a building for the cult of the emperor dating from the Claudian Age, but rebuilt after the earthquake of 62 AD.

30 Dedica a Vibia Sabina

Marmo

31-70 d.C.

Inv. 3868-3871 (CIL X, 961-962)

Dedica a Vibia Sabina.

“Vibia Sabina figlia di Gaio, sacerdotessa di Giulia Augusta”.

Il sacerdozio dell’imperatrice è un aspetto importante del culto dinastico officiato nel tempio del Genio di Augusto; fu rivestito da donne facoltose, come Vibia Sabina, esponente della importante famiglia dei Vibii di origine sannitica. È stato proposto di identiticare la dama con la figlia o sorella di Vibio Secondo, duoviro nel 56 d.C. In tal caso il sacerdozio si riferirebbe non alla moglie di Augusto, Livia Drusilla ma alla pronipote Giulia Agrippina, consorte in seconde nozze dell’imperatore Claudio e madre del suo successore Nerone.

30 Dedication to Vibia Sabina

Marble

31-70 AD.

Inv. 3868-3871 (CIL X, 961-962)

“Vibia Sabina daughter of Gaius, priestess of Julia Augusta”.

The empress’ priestess played an important role in the dynastic cult performed in the temple of the Genius of Augustus. The office was held by wealthy women such as Vibia Sabina, an exponent of a prominent family of Samnite origin, the Vibii. This lady may be the daughter or sister of Vibius Secundus, duovir in 56 AD. In this case, the Julia named in the inscription would not be Augustus’ wife, Livia Drusilla, but her granddaughter Julia Agrippina, second wife of the emperor Claudius and mother of his successor, Nero.

LE TOMBE: CLASSE DIRIGENTE E CLASSI SUBALTERNE

Come in tutto il mondo romano, a Pompei i monumenti sepolcrali si allineavano lungo le vie extraurbane a partire dai principali ingressi della città: Porta di Ercolano, Porta Vesuvio, Porta di Nola, Porta Nocera e Porta di Stabia.

Forma, dimensione, decorazione degli edifici funerari sono indicativi nella loro evoluzione, del modo di rappresentarsi della società. In età sillana la classe dirigente predilige la tomba ad altare o ad edicola su alto podio; in età augustea a queste forme si affianca quella a schola, ovvero un sedile semicircolare, alle cui estremità vi è, in genere, una base con colonna o un altare, in cui dovevano trovarsi le ceneri del defunto. Questo tipo architettonico è attestato soprattutto nella necropoli di Porta Ercolano: qui è sepolta la sacerdotessa Mamia su suolo messo a disposizione dall’ordo decurionum all’interno del pomerio, un onore tributato anche al duoviro A. Veius (n. 31). La forma del sedile è utilizzata dall’augustale M. Cerrinius Restitutus (n. 34) padre di un edile di età flavia. Gli Istacidii, noti in età augustea, hanno scelto, invece, un’edicola circolare su alto podio, in cui si apre la camera sepolcrale: all’interno furono rinvenuti cippi a terminazione antropomorfa con i nomi dei componenti della famiglia, tra cui la sacerdotessa Istacidia Rufilla (n. 35).

Nelle necropoli di Porta Nocera sono numerose le tombe “a recinto”, databili a dopo la metà del I sec. d.C. Esse consistono in uno spazio chiuso con una facciata in genere centrata su di un ingresso ad arco sormontato da un timpano triangolare. All’interno, nel terreno sono sepolte le urne cinerarie e al di sopra sono infisse le columelle, pilastrini di forma troncoconica dalla parte superiore arrotondata ad imitazione schematica di una testa umana, con resa plastica della capigliatura e parte anteriore liscia su cui è apposto il nome del defunto. I committenti sono, per lo più, esponenti del ceto medio come M. Petacius Dasius e T. Terentius Felix (n. 32). Anche nella sfera funeraria le iscrizioni riflettono il processo di trasformazione in atto in questo periodo nella società pompeiana, caratterizzata dall’emergere di famiglie di liberti nella classe dirigente cittadina.

Funerary monuments of the ruling and lower classes

As was customary in the Roman world, the roads leading out of Pompeii were lined with funerary monuments starting from the main city gates, Porta Ercolano, Porta Vesuvio, Porta di Nola, Porta Nocera and Porta di Stabia. Form, dimensions and decoration of the monuments can tell us much about their evolution and the self-representation of Roman society. Ruling classes in Sulla’s colony, prefer tombs in the form of an altar or aedicule on a raised podium. In Augustan times the schola tombs were in vogue, comprising a semicircular seat in tufa stone, generally flanked, at both sides, by plinth bearing a column or altar containing the ashes of the deceased.

This type has been found in the necropolis of Porta Ercolano where the priestess Mamia is buried within the pomoerium, on land granted by the ordo decurionum. The same honour to the memory was given to the duumvir A. Veius (n. 31). The same seat form is seen in the tomb of the augustal M. Cerrinius Restitutus (n. 34), father of an aedile in the Flavian era. The family tomb of Istacidii, another prominent Pompeii family in Augustan times, has the form of a circular aedicule on a high podium, with the burial chamber in its midst. Inside there were stele sculptured to resemble human heads bearing the names of family members, including the priestess Istacidia Rufilla (n. 35).

By necropolis of Porta Nocera there are numerous “enclosure” tombs dated from the middle of the 1st century AD. They comprise an area walled-off with some degree of monumentality, usually featuring a central archway surmounted by a triangular tympanum. Within the enclosure, urns containing the ashes were buried, indicated by stone markers in the form of truncated cone, the upper part was round resembling a human head with hair and a plain front bearing the name of the deceased. They were built above all by members of the middle classes, such as M. Petacius Dasius and T. Terentius Felix (n. 32). In the funerary sphere too, inscriptions reflect the process of the changing under way in the Pompeian society characterized by the emerging of freedmen as ruling class.

31 Dedica ad aulo Veio

Marmo

20 a.C. - 10 d.C.

Pompei, Necropoli di Porta Ercolano (1764)

Inv. 3887 (CIL X, 996)

Dedica ad aulo Veio.

“Ad Aulo Veio figlio di Marco duoviro giusdicente, la seconda volta con potere censorio, tribuno militare per nomina popolare, per delibera del consiglio municipale”.

Aulo Veio appartiene alla classe dirigente di età augustea. La carica di tribunus militum a populo attesta la sua elevazione al rango equestre. La famiglia giunta a Pompei tra i coloni sillani non è più attestata dopo di lui.

31 Dedication to Aulus Veius

Marble

20 BC. - 10 AD.

Pompeii, Necropolis of Porta Ercolano (1764)

Inv. 3887 (CIL X, 996)

“To Aulus Veius, son of Marcus, duovir with judicial powers, the second time with censorial powers, military tribune nominated by the people, by decree of the municipal council”.

Aulus Veius was a member of the ruling class of the Augustan age. The office of tribunus militum a populo attests to his achievement of Roman knighthood. His family, who had come to Pompeii as Sullan colonists, is no longer attested after him.

32 Dedica a Tito Terenzio Felice Maggiore

Marmo

50-62d.C.

Pompei, Necropoli di Porta Ercolano (1763)

Inv. 3879 (CIL X, 1019)

Dedica a Tito Terenzio
Felice Maggiore.

“A Tito Terenzio Felice Maggiore, figlio di Tito, della tribù Menenia, edile. A lui è dato il luogo a spese pubbliche e 2000 sesterzi (per il funerale). La moglie Fabia Sabina figlia di Probo”.

32 Dedication to Titus Terentius Felix Major

Marble

AD 50-62

Pompeii, Necropolis of Porta Ercolano (1763)

Inv. 3879 (CIL X, 1019)

“To Titus Terentius Felix Maior, son of Titus, of the Menenia tribe, aedile. To him this place was given at public expense, and 2000 sesterces (for the funeral). His wife Fabia Sabina, daughter of Probus”.

33 Dedica di Lucio Piricazio

Marmo

20 a.C. - 20 d.C.

Scafati (Salerno)

Inv. 125219 (AE 1901 (1)/1901, 83 (2)

Dedica di Lucio Piricazio.

“Lucio Piricazio figlio di Lucio, della tribù Menenia, duoviro giusdicente due volte, (fece)per sé e per i propri familiari”.

Il defunto appartiene ad una famiglia nota solo a Pompei.

33 Dedication by Lucius Piricatius

Marble

20 BC. - 20 AD.

Scafati (Salerno)

Inv. 125219 (AE 1901 (1)/1901, 83 (2)

“Lucius Piricatius, son of Lucius, of the Menenia tribe, twice duovir with judicial powers, (made) for himself and his family members”.

The deceased belongs to a family that is only attested at Pompeii.

34 Cippo del defunto Marco Cerrinio Restituto

Marmo

50 d.C. ca.

Pompei, Necropoli di Porta Ercolano (1763)

Inv. 3919 (ClL X, 994)

Cippo di Marco
Cerrinio Restituto.

“Marco Cerrinio Restituto, augustale, spazio concesso per decreto dei decunoni”.

Nel blocco marmoreo era inserita l’immagine del defunto, assimilato al dio Mercurio, come indicano le tracce del petaso e delle ali tra i capelli.

34 Cippus of the deceased Marcus Cerrinius Restitutus

Marble

About 50 AD.

Pompeii, Necropolis of Porta Ercolano (1763)

Inv. 3919 (CIL X, 994)

“Marcus Cerrinius Restitutus, Augustalis. Space granted by decree of the decurions”.

In the marble block was an image of the deceased as the god Mercury, as one can tell from the traces of a petasus and the winglets in the hair.

35 Segnacolo funerario

Marmo

Secondo quarto I secolo d.C.

Pompei, Necropoli di Porta Ercolano (1763)

Inv. 3818 (CIL X, 999)

Segnacolo funerario.

“Istacidia Rufilla figlia di Numerio sacerdotessa pubblica di Venere”.

La defunta, appartenente ad una importante famiglia locale di origine osca, è figlia o sorella di N. Istacidius Cilix, duoviro in età augustea; è una delle cinque sacerdotesse di Venere note a Pompei.

35 Sepulchral cippus

Marble

Second quarter of the 1st century AD

Pompeii, Necropolis of Porta Ercolano (1763)

Inv. 3818 (CIL X, 999)

“Istacidia Rufilla, daughter of Numerius, priestess of Venus”.

The deceased, from an important local family of Oscan origin, is the daughter or sister of N. Istacidius Cilix, a duovir in the Augustan age. She is one of five priestesses of Venus documented at Pompeii.

36 Segnacolo funerario

Marmo

Pompei, Necropoli di Porta di Stabia (fondo Santilli)

Inv. 123260

Segnacolo funerario.

“A Lucio Laturno Grato, pagano e ministro”.

Il defunto appartiene ad una famiglia di origine lucana.

36 Sepulchral cippus

Marble

Pompeii, Necropolis of Porta di Stabia (Santilli plot)

Inv. 123260

“To Lucius Laturnus Gratus, a resident of the pagus and cult attendant”.

The deceased belongs to a family of Lucanian origin.

37 Segnacolo funerario di Caio Novellio Natale

Marmo

42-79 d.C.

Pompei, Necropoli di Porta di Stabia (1755)

Inv. 3907 (CIL X, 1055)

Segnacolo funerario
di Caio Novellio Natale.

“Caio Novellio Natale mag(ister) aug(ustalis)”.

Il defunto è un liberto della famiglia dei Novellii, originaria dell’ltalia settentrionale.

37 Sepulchral cippus

Marble

42-79 AD.

Pompeii, Necropolis of Porta di Stabia (1755)

Inv. 3907 (CIL X, 1055)

“Caius Novellius Natalis, cult attendant of aug(ustalis)”.

The deceased is a freedman of the Novellii family, originally from northern Italy.

38 Segnacolo funerario

Marmo

50-79 d.C.

Pompei, Necropoli di Porta di Stabia (fondo Santilli)

Inv. 123247

Segnacolo funerario.

“Petacia Montana visse anni 23”

La famiglia dei Petacii è attestata oltre che a Pompei a Capua, a Pozzuoli e Miseno.

38 Sepulchral cippus

Marble

50-79 AD.

Pompeii, Necropolis of Porta di Stabia (Santilli plot)

Inv. 123247

“Petacia Montana, who lived 23 years”

The family of the Petacii is attestated at Capua, Pozzuoli and Miseno, as well as Pompeii.

39 Lucerna

70-79 d.C.

Pompei, Casa VIII, 5, 4 (1874)

Inv.116749

Lucerna.

Sulla base un bollo a rilievo con leggenda FORTIS

39 Lamp

70-79 AD .

Pompeii, House VIII, 5, 4 (1874)

Inv.116749

On the base is a stamp reading FORTIS

40-45 Bolli laterizi

7 frammenti di tegole con bollo impresso a rilievo Pompei

40. “L. Eumachius”

41. “Holconia M(arci) F(ilia)”

42. “N. Sillius N”

43. “A. Appulei Hilarionis”

44.“L. Anni Deli”

45. “L. Anni Deli”

40-45 Brick stamps

Seven fragments of tiles with stamps. Pompeii

40. “I. Eumachius”

41. “Holconia M(arci) F(ilia)”

42. “N. Sillius N”

43. “A. Appulei Hilarionis”

44.“L. Anni Deli”

45. “L. Anni Deli”

46 Mortaio

Seconda metà del I secolo d.C.

Pompei

Mortaio.

Sull’orlo è impresso entro un cartiglio rettangolare con lettere a rilievo e ramo di palma di lato il nome Domitii.

46 Mortar

Second half of the 1st century AD

Pompeii

On the edge, inside a rectangular frame with letters in relief and a palm branch on the side, is the name Domitii.

Una vendita all’asta di schiavi del 56 dall’archivio del banchiere Cecilio Giocondo (CIL IV 3340, 45)

Trittico di tavolette lignee (alt. 11; larg. 13,5 cm)

Provenienza: Pompei, domus di L. Cecilio Giocondo, banchiere

Datazione; 27 agosto 56 d.C.

Tavolette.

“Sotto il consolato di T. Cuzio Cilto e L. Giunio, il 27 agosto [a. 56]. Io P. Alfeno Varo, trecenario dell’imperatore, ho scritto di aver ricevuto da L. Cecilio Giocondo 25.439 sesterzi come ricavato della vendita all’asta dell’azienda schiavile di P. Alfeno Pollione, decurione, e di N. Eprio Nicia in base alla loro delega per la parte di quel danaro che (Giocondo) ha stipulato (con il compratore). Fatto nella (colonia) Giulia Costanza Nocera.”

Il banchiere pompeiano Cecilio Giocondo effettua una vendita di schiavi per conto di P. Alfeno Pollione, forse un decurione di Nocera, e il suo socio N. Eprio Nicia. Su loro delega, P. Alfeno Varo riscuote dal banchiere la somma e gli rilascia quietanza. E’ molto probabile che Varo, un alto ufficiale che era stato centurione dei tre corpi militari della guarnigione di Roma ed era certo un parente di Pollione, sia da identificare con il prefetto del pretorio dell’imperatore Vitellio nel 69.

A record of a slave auction held in AD 56, from the archive of the banker Caecilius Iucundus (CIL IV 3340, 45)

Triptych of wooden tablets (h. 11; w. 13.5 cm)

Provenance: Pompeii, domus of L. Caecilius Iucundus, banker

Date: August 27, AD 56

“Under the consulate of T. Cutius Ciltus and L. Iunius, on 27 August [AD 56]. I, P. Alfenus Varo, trecenarius of the emperor, have written that I received from L. Caecilius Iucundus 25,439 sesterces as the proceeds of the auction of the slave gang of P. Alfenus Pollio, decurion, and N. Eprius Nicia, as their proxy for the part of the money that (Iucundus) has agreed on (with the buyer) Made in the (colony) of Iulia Costantia Nuceria.”

The Pompeian banker Caecilius Iucundus has sold slaves on behalf of P. Alfenus Pollio, possibly a decurion in Nuceria, and his partner N. Eprius Nicia. As their proxy, P. Alfenus Varus cashes in the sum from the banker and issues him a receipt. It is very likely that this Varus - a high official who had been a centurion of the three military units forming the garrison of Rome, and was certainly a relative of Pollio’s - is the same Varus who was prefect of the praetorium of emperor Vitellius in AD 69.

 

Fotografie di Giorgio Manusakis